La vocazione della parola

Di seguito un provocatorio estratto sulla parola del libro Serotonina di Michel Houellebecq.

Serotonina - Michel Houellebecq - copertina

“[…] Perciò conobbi carnalmente ragazze di diverse nazioni, e maturai la convinzione che l’amore possa svilupparsi solo sulla base di una certa differenza, che il simile non si innamori mai del simile, anche se in pratica sono molte le differenze che possono andar bene, se: un’estrema differenza di età, si sa, può scatenare passioni di una violenza inaudita; la differenza razziale ha ancora una notevole efficacia; e anche la semplice differenza di nazione e lingua non va disdegnata. È sbagliato che due persone che si amano parlino la stessa lingua, è sbagliato che possano davvero capirsi, che possano comunicare con le parole, perché la vocazione della parola non è creare amore bensì divisione e odio, la parola man mano che avviene, laddove un informe balbettio amoroso, semilinguistico, il parlare alla propria donna o al proprio uomo come si parlerebbe al proprio cane, crea la condizione di un amore incondizionato e duraturo. Se almeno ci si potesse limitare a concetti immediati e concrete – dove sono le chiavi del garage? a che ora viene l’elettricista? – potrebbe ancora andar bene, ma più in là inizia il regno della discordia, del disamore e del divorzio. […]”

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Una rete invisibile di storie

Di seguito una piccola citazione da Le quaranta porte di Elif Shafak.

Le quaranta porte di [Shafak, Elif]

“L’universo è un solo essere” mormorò. “Tutto e tutti sono collegati tra loro mediante una rete invisibile di storie. Che ne siamo consapevoli o meno, tutti intratteniamo tra noi una conversazione silenziosa. Non fare alcun male. Pratica la compassione. Non fare maldicenza alle spalle altrui, nemmeno un’osservazione apparentemente innocente! Le parole uscite dalla nostra bocca non svaniscono, si conservano in eterno nello spazio infinito e torneranno a loro tempo. Il dolore di uno solo farà soffrire tutti. La gioia di uno solo farà sorridere tutti. Questo ci ricorda una delle quaranta regole”. Concluse.

Racconti per migliorare la vita lavorativa

Di seguito due citazioni e una lista di libri tratti dall’articolo: Perché leggere racconti può migliorare la tua vita lavorativa.

I racconti sono come un’avventura romantica, i romanzi sono dei matrimoni”, Lorrie Moore

Un racconto è l’ultimo trucco di magia: un paio di migliaia di parole per trascinarti lontano nell’universo o per spezzarti il cuore”, Neil Gaiman

Gestione del tempo
Racconto consigliato: Alice Munro, Il percorso dell’amore

Costanza
Racconto consigliato: Ernest Hemingway, Il gatto nero

Curiosità
Racconto consigliato: Jorge Luis Borges, L’Aleph

Cambio di prospettiva
Racconto consigliato: Raymond Carver, Una cosa piccola ma buona

In evidenza

Perché un blog pieno di liste sui libri?

  1. Perché mi piacciono i libri.
  2. Perché mi piacciono le liste.

«Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione?».
Sándor Márai, “Le braci”

Come diceva qualcuno i libri sono passione e rifugio..
In questi ultimi anni ho raccolto molte liste di libri e citazioni varie.
Il mio desiderio iniziale era quello di ordinarle e trascriverle in un libro.
Non so quando e se lo farò.. intanto le condivido in un blog.

«Non penso a tutta la miseria, ma a tutta la bellezza che rimane ancora».
Anna Frank, “Diario”

Effetto Dunning-Kruger

Cos’è l’effetto Dunning-Kruger?

Secondo gli psicologi David Dunning e Justin Kruger “è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti” (fonte wikipedia). Allo stesso tempo, tale effetto può produrre la distorsione inversa, con un’affievolita percezione della propria competenza e una diminuzione della fiducia in sé stessi, poiché gli individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. Come sottolinea il video tratto da Ted:

“Le persone con un buon grado di esperienza o di conoscenza spesso sono poco sicure sulle proprie effettive abilità.. ne sanno abbastanza da sapere che c’è ancora un sacco da sapere.”

[…] Cosa puoi fare per capire quanto sei bravo veramente nelle diverse cose che fai?

Primo, chiedi spesso del feedback alle altre persone, e tienine conto, anche se può essere difficile da sentire.

Secondo, e più importante, continua ad imparare. Più ne sai, meno buchi invisibili avrai tra le tue conoscenze e competenze.”

 

 

 

Qui – Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own
Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments – la ricerca dei due autori Dunning e Kruger.

Qui – The Cocksure Versus the Intelligent – un bell’articolo che prova a spiegare la famosa frase di Bertrand Russell: “The trouble with the world is that the stupid are cocksure and the intelligent are full of doubt”

Qui sotto invece un piccolo estratto dell’articolo The Merchandising of Virtue  di Nassim Nicholas Taleb:

[…] Hence the principle:

If your private life conflicts with your intellectual opinion, it cancels your intellectual ideas, not your private life

and

If your private actions do not generalize then you cannot have general ideas […]

The more costly, the more virtuous the act — particularly if it costs you your reputation. When integrity conflicts with reputation, go with integrity. […]

Caterve di libri

nelle nostre case..

… queste caterve di libri che, minacciosi, guardano dagli scaffali in attesa del momento di essere letti, hanno una loro utilità. Aiutano il lettore a coltivare quella che, secondo lo statistico Nassim Nicholas Taleb, andrebbe chiamata “umiltà intellettuale”. Un concetto che, in poche parole, si può riassumere in: non importa quanti libri si sono letti, importa di più quanti se ne vogliono ancora leggere. Questi libri costituiscono, di fatto, una “antibiblioteca”, cioè una biblioteca i cui volumi funzionano al contrario: danno pungoli intellettuali senza essere letti. Anzi, proprio perché non sono letti.

Vista in questo modo, non leggere diventa perfino una attività virtuosa: coltiva la coscienza di ciò che non si conosce e che, invece, si dovrebbe (e vorrebbe) conoscere. Come sostiene sempre Taleb, “all’aumentare dei libri letti aumentano, in una proporzione almeno del doppio, i libri non letti”. Chi più sa, più cerca di sapere. E più riconosce di non sapere.

via Comprate libri e non li leggete? È la cosa migliore che possiate fare che sembra ripreso a sua volta da The value of owning more books than you can read

Incerto