Racconta!

Di seguito un estratto da L’ignoranza di Milan Kundera.

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Nel corso dei vent’anni in cui Ulisse fu assente, gli abitanti di Itaca continuarono a mantenerne vivo il ricordo, ma non avevano affatto nostalgia di lui. Mentre Ulisse soffriva di nostalgia e non ricordava quasi nulla.
Possiamo capire questa curiosa contraddizione solo se ci rendiamo conto del fatto che la memoria, per funzionare bene, ha bisogno di un allenamento incessante: i ricordi, se non vengono evocati di continuo nelle conversazioni fra amici, fuggono via. Gli esuli riuniti in colonie di compatrioti si raccontano fino alla nausea le stesse storie, che diventano, in tal modo, indimenticabili. Ma quelli che, come Irena o Ulisse, non frequentano i loro compatrioti vengono inevitabilmente colti da amnesia. Più la loro nostalgia è forte, più si svuota di ricordi. Più Ulisse si struggeva, più dimenticava. Perché la nostalgia non intensifica l’attività della memoria, non risveglia ricordi, basta a sé stessa, alla propria emozione, assorbita com’è dalla sofferenza.
Dopo aver ucciso i temerari che volevano sposare Penolope e regnare su Itaca, Ulisse fu costretto a vivere fra persone di cui on sapeva nulla. Per lusingarlo, queste non facevano che ripetergli alla nausea quel che ricordavano di lui prima che andasse in guerra. E, convinte che non gli interessasse altro che la sua Itaca (come non pensarlo, visto che per tornarci aveva percorso l’immensità dei mari?), gli propinavano tutto quel che era accaduto durante la sua assenza, avide di  rispondere alle sue domande. Nulla avrebbe potuto annoiarlo di più. Ulisse aspettava una cosa sola, che gli dicessero finalmente: “Racconta!“. Ed è la sola parola che non gli dissero mai.
Per vent’anni non aveva pensato che al ritorno. Ma quando fu di nuovo a casa capì, con stupore, che la sua vita, l’essenza stessa della sua vita, il suo centro, il suo tesoro, si trovava fuori Itaca, in quei vent’anni di vagabondaggio. E quel tesoro l’aveva perduto, e l’avrebbe recuperato solo raccontando.
Durante il viaggio di ritorno, dopo aver lasciato Calipso, aveva fatto naufragio nella terra dei Feaci, dove il re l’aveva accolto a corte. Lì non era che uno straniero, un misterioso sconosciuto. A uno sconosciuto si chiede: “Chi sei? Da dove vieni? Racconta!“. E lui aveva raccontato. Nel corso di quattro lunghi canti dell’Odissea, davanti ai Feaci sbalorditi, Ulisse aveva minuziosamente ripercorso le sue avventure. Ma a Itaca non era uno straniero, era uno di loro, ed è per questo che a nessuno veniva in mente di dirgli: “Racconta!“.

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